Essere nella storia: reportage da piazza San Pietro

DSC_7658 In un giorno di pioggia battente, tutto avrei pensato, tranne di assistere a un pezzo di storia. Sono uscita dal media centre solo con la fotocamera e il cellulare in mano. Senza pretese, quasi con la disillusione che avrei passato un’altra sera con il naso all’insù invano. Erano le cinque del pomeriggio.

Prima di uscire l’ultimo accordo con Massimo Cirri: io e Doriana avremmo dovuto fare la diretta radiofonica per Caterpillar da piazza San Pietro, per raccontare, da angoli diversi, l’attesa. Tra la folla trovo un gruppo di ragazzi. Sarà per una sensazione o solo per il richiamo dell’accento, ma mi fermo e scopro che è una scolaresca di Cagliari. Decido di fare la diretta con loro. I cellulari iniziano a perdere il segnale, ma “the show must go on” e la diretta si fa.

Dopo qualche minuto mi sposto. Cerco un riparo tra la folla: un prete argentino mi offre un pezzo del suo ombrello gigante. Il cellulare che squilla di nuovo: questa volta è Doriana, in piazza è arrivata anche una nostra amica, Barbara. L’appuntamento è chiaro e preciso: ci vediamo dove inizia il colonnato del Bernini. In mezzo a qualche migliaio di persone con l’ombrello aperto, in una piazza che di certo non è come quella del mio paese, trovarle è stato proprio un gioco da ragazzi.

Tra una chiacchiera e l’altra la luce del sole intanto ci abbandona  e sempre con il naso all’insù cerchiamo di ingannare il tempo. A un tratto qualcosa esce dal camino. Non è ne bianco, né nero, ma una specie di grigio. La piazza bisbiglia. Nessuno capisce. Qualche infinito secondo di silenzio, poi un boato: HABEMUS PAPAM.

Un brivido percorre la mia schiena. Urlo. Corro. Verso dove? Non lo so. Perdo Doriana, Barbara mi tiene stretta per il giubbotto. Cerchiamo di arrivare il più vicino possibile alla transenna che separa la folla dall’area giornalisti. Voglio arrivare là, ma la calca avanza e fa muro. Trovo un piccolo spazio ancora libero, c’è un passeggino abbandonato. Più in là non si può andare, ma ho il balcone davanti e questo mi basta. A Barbara no, c’è troppa gente e il panico avanza. Tra la gente che spinge da tutte le parti la lucidità è stata la mia unica salvezza: non sarebbe mai potuto succedere nulla.

A farmi compagnia c’è una piccola suora brasiliana dal nome bellissimo: Vera Luz (Vera Luce) e il nome rispecchia il suo sorriso. Non le interessa da dove viene il nuovo Papa, non ha preferenze, ma soltanto tanta Fede. Vicino a lei un prete di colore e tanti tanti italiani. Si scherza tutti insieme, si fanno pronostici su chi sarà e quale nome sceglierà il successore di Ratziger. Ma si parla anche di cose serie: dell’importanza dell’evento, del mondo radunato in piazza San Pietro, della speranza  nel cambiamento.

Le luci della basilica si accendono, la folla grida. Io grido.

 “Annuntio vobis gaudium magnum:
Habemus Papam!
Eminentissimum ac reverendissimum Dominum
Dominum Giorgium Marium,
Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Bergoglium,
Qui sibi nomen imposuit Franciscum

“Francesco? Non è possibile”, dico alla suora. Le spiego che al penultimo Angelus di Benedetto XVI sono entrata in Basilica e, dopo aver visto i nomi di tutti i Papi della storia, ho detto alle mie amiche: “Si chiamerà Francesco”.

Il Papa si affaccia alla finestra. È vestito solo di bianco. Non porta la mantella rossa. Primo segno di rottura con il passato. Dal maxi schermo il primo piano del suo viso. Non tutti capiscono che dietro gli occhiali i suoi occhi sono lucidi. È visibilmente emozionato. Prova a parlare, ma il microfono è staccato. Francesco I rompe tutti gli schemi, con umiltà raccoglie da terra i cavi e li aggiusta. In quel momento mi accorgo dove sono. Rivedo le immagini della folla per l’elezione dei precedenti Papa. Ora anche io sono lì. Anche io sono nella storia.   

Fratelli e sorelle, buonasera. Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma: Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo”

La gente ride. Questo Papa ci piace già.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *