Francesco: tra carità e evangelizzazione

di Mario Scelzo

Alzi la mano chi si aspettava l’elezione al Soglio Pontificio del Cardinale Bergoglio. Esperti, commentatori, vaticanisti, tutti erano concordi: avremo un Papa giovane. Ognuno di noi ha letto le rose dei papabili, qualcuno di noi ha fatto ipotesi per gioco (io ad esempio puntavo sul brasiliano Sherer), tutti ci siamo improvvisati esperti e ci aspettavamo la fumata bianca tra giovedi e venerdi.

Ora, il Conclave ha mostrato veramente la piccolezza dei nostri ragionamenti rispetto alla grandezza dello Spirito Santo. Questo Conclave ci mostra come la Chiesa non possa essere interpretata secondo le logiche umane e materiali, ma va vissuta appunto come una entità spirituale.

Da credente, mi rallegro per la scelta del Cardinale Bergoglio, che ora tutti mostrano di conoscere, ma che oggettivamente era ai più sconosciuto. E’ risultato subito simpatico, umile, cosciente delle grosse responsabilità a cui va incontro. Ho trovato veramente bella e commovente la sua richiesta, appena eletto, di pregare per lui, di ricevere dalla benedizione dalla piazza, una piazza San Pietro che in quel momento rappresentava la Chiesa mondiale.

Potremmo parlare a lungo su quali sono le sfide, le priorità del suo magistero. Aspettiamo. Ma già qualcosa la possiamo dire. La scelta del nome, Francesco.

Francesco evoca per chi crede, ma direi anche per chi non crede, l’immagine di una Chiesa viva, vicina ai poveri, una chiesa che è testimonianza e non lusso, che è vicinanza e non potere, una chiesa che è umiltà e non arroganza. Francesco d’Assisi uomo di pace, di dialogo con le altre religioni, uomo vicino ai poveri, uomo amico di tutti, ma, forse, vorrei sottolineare, alla Chiesa di oggi serve l’esempio di Francesco nella Chiesa di San Damiano. Verso il 1205 Francesco scende a san Damiano spesse volte, mentre si reca a Foligno per il commercio delle stoffe. A san Damiano interroga Dio e un giorno Dio gli risponde: “Francesco va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.

Forse è eccessivo parlare di Chiesa in rovina, ma tutti abbiamo ben presenti gli scandali che da qualche anno accompagnano il pontificato: lotte interne alla Curia, il cosiddetto VaticanLeaks, i corvi, le vicende della pedofilia, il carrierismo e le dispute interne a cui spesso ha fatto riferimento Benedetto XVI. Non mi dilungo, ma l’augurio è che il novello Francesco, come il Santo di Assisi, possa riparare la Chiesa in rovina.

C’è però un altro Francesco, che considero importante per il futuro del Pontificato. San Francesco Saverio, gesuita come l’attuale Pontefice, e missionario spagnolo. Viene considerato uno degli evangelizzatori dell’Asia. Ha portato la Parola di Dio a Taiwan, cioè l’attuale Cina, è passato per Goa, l’attuale India, poi in Malaysia, i suoi discepoli sono arrivati in Giappone. Penso questo ci aiuta a comprendere l’universalità della Chiesa Cattolica.

Il Vescovo di Roma presiede nella carità, come detto ieri da Bergoglio, le tante Chiese sparse nel mondo. Tanto più oggi è fondamentale confrontarsi con la grande Asia, terra dove il Cristianesimo è minoranza ma dove vivono belle realtà, che testimoniano la fede in contesti difficili, penso alla Cina, al Pakistan e a tutti i paesi di grande tradizione cattolica come le Filippine.

Torniamo a Bergoglio, abbiamo un Papa argentino, eletto a Roma, che si ispira ad un Santo della Carità, e ad un evangelizzatore in terre lontane. Un Papa che da Roma nella carità abbraccia il mondo. Mi sembra un ottimo programma per un felice e fruttuoso pontificato.

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